Lucca, il segreto più elegante della Toscana che (quasi) nessuno vuole svelare
Ci sono città che si visi ...

La Bufalina è uno di quei luoghi che, sulla carta, dovrebbero evocare solo quiete: pineta, mare a pochi passi, il lago di Massaciuccoli che respira alle spalle. Eppure, da anni, questo tratto di confine tra Torre del Lago e Vecchiano è sinonimo di tragedie, incidenti e degrado.
I fossi che diventano trappole
Il canale della Bufalina nasce come opera di bonifica, pensato per drenare le acque e alleggerire il peso sul lago. Ma col tempo si è trasformato in un punto debole. Gli argini non hanno protezioni, le sponde sono ripide e basta un malore, un inciampo o un colpo di sonno per finire in acqua. Negli ultimi mesi, la cronaca ha riportato più di un decesso: anziani caduti dal triciclo, senzatetto trovati privi di vita, passanti colti da malore. Episodi che si ripetono, senza che la manutenzione o la messa in sicurezza riescano a prevenire nuovi drammi.
Il passaggio a livello e i binari
Accanto al fosso, c’è la linea ferroviaria tirrenica. Qui corre veloce il traffico dei regionali e degli Intercity, e il passaggio a livello è da sempre una ferita aperta. Nonostante le sbarre, la segnaletica e i controlli, continuano gli incidenti: persone che tentano di attraversare all’ultimo, ciclisti colpiti, pedoni urtati, auto rimaste bloccate. Ogni volta la scena si ripete: treni fermi per ore, soccorsi sul posto, indagini di rito. E ogni volta si torna a parlare di sicurezza, senza però vedere soluzioni strutturali.
La piazza dello spaccio
Come se non bastasse, la Bufalina è conosciuta anche per un altro primato: quello dello spaccio di droga. La pineta e i sentieri laterali, con poca illuminazione e tanto via vai, si prestano a diventare una “piazza” a cielo aperto. Le forze dell’ordine intervengono periodicamente con blitz e arresti, sequestrano eroina, cocaina e hashish, ma il fenomeno sembra inarrestabile. Ogni volta cambiano i nomi, ma le dinamiche restano le stesse: auto che si fermano, motorini che fanno da staffetta, figure che sbucano all’improvviso dai sentieri.
Un confine fragile
La Bufalina è, di fatto, un luogo di passaggio: tra mare e lago, tra provincia di Pisa e provincia di Lucca, tra natura e infrastrutture. È questo carattere di “terra di mezzo” a renderla così fragile. Un corridoio usato da famiglie e turisti, da ciclisti e pescatori, ma segnato da cronache nere che ne hanno appannato l’immagine.
La richiesta che torna
Da anni i cittadini chiedono più attenzione: parapetti lungo i fossi, illuminazione, alternative al passaggio a livello, controlli costanti contro lo spaccio. Interventi che restano sulla carta o arrivano a singhiozzo, mentre intanto la lista degli incidenti e delle tragedie si allunga.
Oggi la Bufalina continua a vivere questa doppia identità: da un lato paesaggio naturale prezioso, dall’altro simbolo di pericolo e degrado. Un luogo che avrebbe tutte le carte per essere un biglietto da visita, ma che rischia di restare un promemoria di quello che non si è fatto.
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