CONFINDUSTRIA TOSCANA NORD: Rifiuti in Toscana, i nodi che vengono al pettine
Non c'è ancora nessuna de ...

Non c'è ancora nessuna decisione ufficiale, ma quanto è emerso pochi
giorni fa dalla commissione consiliare Ambiente della Regione Toscana
suona del tutto plausibile: le discariche per i rifiuti speciali non
recuperabili, come quelle di Monsummano e Serravalle, potrebbero essere
utilizzate anche per gli urbani. L'ipotesi è stata formulata per venire
incontro alle difficoltà di smaltimento dei rifiuti urbani soprattutto
nell'ATO Centro, l'Ambito Territoriale Ottimale toscano che comprende le
province di Firenze, Prato e Pistoia.
Si tratta di un'ulteriore
evidenza della cronica carenza impiantistica della nostra regione. Le
politiche del governo toscano impediscono di fatto la realizzazione di
impianti che consentano di chiudere effettivamente il ciclo dei rifiuti,
sia urbani che speciali. Gli unici impianti realizzati prevedono un
primo trattamento, ma non risolvono affatto il problema, così come lo
risolve solo parzialmente il più intenso utilizzo del termovalorizzatore
di Montale. Un quadro, quello toscano, che incide anche sull'entità
delle tariffe che cittadini e imprese (per la parte assoggettata alla
TARI) si trovano a pagare.
Tutto questo accade sebbene l'Europa
abbia stabilito che lo smaltimento in discarica debba essere l'ultimo
anello della catena della gestione dei rifiuti sia urbani che speciali.
Una destinazione che deve essere solamente residuale: i rifiuti urbani,
in particolare, devono finire in discarica per una quota non superiore
al 10% del totale. E' evidente che la Regione sul proprio territorio non
riesce a recuperare, come materia o come energia, i quantitativi
necessari di rifiuti urbani e deve pertanto aumentare il ricorso alle
discariche.
"Le imprese non sono affatto propense a utilizzare
le discariche, essendo consapevoli che per i loro rifiuti si tratta
della soluzione meno qualificante dal punto di vista ambientale -
chiarisce la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -.
C'è anzi da parte delle imprese una forte spinta, ostacolata da
normative che di fatto rendono difficili le sperimentazioni industriali
per l'utilizzo di materiali di scarto, ad allargare le possibilità di
riciclo e a ridurre così i volumi dei rifiuti. Si tratta di opportunità
realistiche che potrebbero essere verificate se, con la collaborazione
della Regione, si trovassero percorsi per realizzare le sperimentazioni.
Anche a questo fine abbiamo chiesto la riapertura del tavolo per
l'economia circolare: confidiamo nella sensibilità della Regione per
affrontare il tema con rinnovata attenzione. In ogni caso, pur con ogni
sforzo di recupero, rimarrà sempre una quota di rifiuti da smaltire in
discarica. Se accadrà davvero quanto ventilato, quei rifiuti speciali
delle imprese che non possono essere recuperati né come materia né come
energia troveranno nelle discariche regionali spazi ancora minori di
quelli molto esigui su cui possiamo contare oggi. Dovranno quindi essere
pressoché totalmente inviati fuori regione e all'estero, come già
avviene per gli scarti delle imprese non recuperabili come materia ma
recuperabili energeticamente. Questi ultimi vanno infatti ad alimentare,
a spese delle imprese stesse, la produzione di energia in impianti
esteri o nazionali non toscani: un'aberrazione che suona come una beffa
soprattutto adesso, con l'ennesima crisi energetica in corso."
Lo
scorso gennaio è stato lo stesso ATO Centro – organismo formato dai 65
Comuni fiorentini, pratesi e pistoiesi, differenti fra loro da tanti
punti di vista inclusa la connotazione politica delle loro
amministrazioni - a giungere alla conclusione che la gestione dei
rifiuti nel suo territorio non è più sostenibile. L'ATO ha ricordato che
la raccolta differenziata, pur in una soddisfacente fase di incremento,
è solo il primo passaggio di un processo che deve trovare una
destinazione per tutti i rifiuti, riciclandoli nella misura più ampia
possibile e, dove il riciclo di materia non è possibile, utilizzandoli
per generare energia. La nota dell'ATO, che di fatto vale per tutto il
territorio regionale, sintetizza efficacemente il nodo da sciogliere:
"Tuttavia, il sistema soffre ancora di una carenza strutturale che si
traduce in quote significative sul fronte dell’export dei rifiuti (...).
Nonostante il fatto che il nuovo impianto di biodigestione di
Montespertoli e il revamping dei due impianti TMB del gestore Plures
garantiscano il raggiungimento della tendenziale autosufficienza sul
fronte della frazione organica e del trattamento meccanico, resta
comunque scoperto l’ultimo anello della catena: gli impianti di chiusura
del ciclo per i rifiuti non altrimenti valorizzabili."
"La nota
stampa dell'ATO Toscana Centro diffusa a gennaio è chiara e
condivisibile - aggiunge la presidente Romagnoli -. In Toscana siamo
alla negazione dei principi dell'economia circolare, secondo la quale
gli scarti che non possono essere riciclati come materia devono essere
valorizzati generando energia, nel rispetto del principio di prossimità.
Questa è economia circolare e sostenibilità; non lo sono né le
discariche né l'esportazione di rifiuti con gli impatti ambientali
conseguenti all'uso di mezzi di trasporto. Nel caso del territorio di
Confindustria Toscana Nord, il tessile di Prato e il cartario di Lucca
(provincia dell'ATO Toscana Costa ma con una situazione analoga a quella
del centro), così come tutti gli altri settori, chiedono da molti anni,
con insistenza, politiche regionali che affrontino davvero il problema
rifiuti, senza eluderlo come fa il Piano rifiuti regionali varato lo
scorso anno."
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