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  • 11/03/2026 16:57

CONFINDUSTRIA TOSCANA NORD: Rifiuti in Toscana, i nodi che vengono al pettine

Non c'è ancora nessuna decisione ufficiale, ma quanto è emerso pochi giorni fa dalla commissione consiliare Ambiente della Regione Toscana suona del tutto plausibile: le discariche per i rifiuti speciali non recuperabili, come quelle di Monsummano e Serravalle, potrebbero essere utilizzate anche per gli urbani. L'ipotesi è stata formulata per venire incontro alle difficoltà di smaltimento dei rifiuti urbani soprattutto nell'ATO Centro, l'Ambito Territoriale Ottimale toscano che comprende le province di Firenze, Prato e Pistoia.

Si tratta di un'ulteriore evidenza della cronica carenza impiantistica della nostra regione. Le politiche del governo toscano impediscono di fatto la realizzazione di impianti che consentano di chiudere effettivamente il ciclo dei rifiuti, sia urbani che speciali. Gli unici impianti realizzati prevedono un primo trattamento, ma non risolvono affatto il problema, così come lo risolve solo parzialmente il più intenso utilizzo del termovalorizzatore di Montale. Un quadro, quello toscano, che incide anche sull'entità delle tariffe che cittadini e imprese (per la parte assoggettata alla TARI) si trovano a pagare.

Tutto questo accade sebbene l'Europa abbia stabilito che lo smaltimento in discarica debba essere l'ultimo anello della catena della gestione dei rifiuti sia urbani che speciali. Una destinazione che deve essere solamente residuale: i rifiuti urbani, in particolare, devono finire in discarica per una quota non superiore al 10% del totale. E' evidente che la Regione sul proprio territorio non riesce a recuperare, come materia o come energia, i quantitativi necessari di rifiuti urbani e deve pertanto aumentare il ricorso alle discariche.  

"Le imprese non sono affatto propense a utilizzare le discariche, essendo consapevoli che per i loro rifiuti si tratta della soluzione meno qualificante dal punto di vista ambientale - chiarisce la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -. C'è anzi da parte delle imprese una forte spinta, ostacolata da normative che di fatto rendono difficili le sperimentazioni industriali per l'utilizzo di materiali di scarto, ad allargare le possibilità di riciclo e a ridurre così i volumi dei rifiuti. Si tratta di opportunità realistiche che potrebbero essere verificate se, con la collaborazione della Regione, si trovassero percorsi per realizzare le sperimentazioni. Anche a questo fine abbiamo chiesto la riapertura del tavolo per l'economia circolare: confidiamo nella sensibilità della Regione per affrontare il tema con rinnovata attenzione. In ogni caso, pur con ogni sforzo di recupero, rimarrà sempre una quota di rifiuti da smaltire in discarica. Se accadrà davvero quanto ventilato, quei rifiuti speciali delle imprese che non possono essere recuperati né come materia né come energia troveranno nelle discariche regionali spazi ancora minori di quelli molto esigui su cui possiamo contare oggi. Dovranno quindi essere pressoché totalmente inviati fuori regione e all'estero, come già avviene per gli scarti delle imprese non recuperabili come materia ma recuperabili energeticamente. Questi ultimi vanno infatti ad alimentare, a spese delle imprese stesse, la produzione di energia in impianti esteri o nazionali non toscani: un'aberrazione che suona come una beffa soprattutto adesso, con l'ennesima crisi energetica in corso."

Lo scorso gennaio è stato lo stesso ATO Centro – organismo formato dai 65 Comuni fiorentini, pratesi e pistoiesi, differenti fra loro da tanti punti di vista inclusa la connotazione politica delle loro amministrazioni - a giungere alla conclusione che la gestione dei rifiuti nel suo territorio non è più sostenibile. L'ATO ha ricordato che la raccolta differenziata, pur in una soddisfacente fase di incremento, è solo il primo passaggio di un processo che deve trovare una destinazione per tutti i rifiuti, riciclandoli nella misura più ampia possibile e, dove il riciclo di materia non è possibile, utilizzandoli per generare energia. La nota dell'ATO, che di fatto vale per tutto il territorio regionale, sintetizza efficacemente il nodo da sciogliere: "Tuttavia, il sistema soffre ancora di una carenza strutturale che si traduce in quote significative sul fronte dell’export dei rifiuti (...). Nonostante il fatto che il nuovo impianto di biodigestione di Montespertoli e il revamping dei due impianti TMB del gestore Plures garantiscano il raggiungimento della tendenziale autosufficienza sul fronte della frazione organica e del trattamento meccanico, resta comunque scoperto l’ultimo anello della catena: gli impianti di chiusura del ciclo per i rifiuti non altrimenti valorizzabili."

"La nota stampa dell'ATO Toscana Centro diffusa a gennaio è chiara e condivisibile - aggiunge la presidente Romagnoli -. In Toscana siamo alla negazione dei principi dell'economia circolare, secondo la quale gli scarti che non possono essere riciclati come materia devono essere valorizzati generando energia, nel rispetto del principio di prossimità. Questa è economia circolare e sostenibilità; non lo sono né le discariche né l'esportazione di rifiuti con gli impatti ambientali conseguenti all'uso di mezzi di trasporto. Nel caso del territorio di Confindustria Toscana Nord, il tessile di Prato e il cartario di Lucca (provincia dell'ATO Toscana Costa ma con una situazione analoga a quella del centro), così come tutti gli altri settori, chiedono da molti anni, con insistenza, politiche regionali che affrontino davvero il problema rifiuti, senza eluderlo come fa il Piano rifiuti regionali varato lo scorso anno."

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