sulla Manifattura un patetico e ridicolo teatrino
Ipse dixit Lazzareschi, cari cittadini. Sono bastati un paio di interventi sulla Manifattura di uno di quelli che conta per spazzare via in un lampo il patetico e ridicolo teatrino politico di Mammini, Cecchini, Vietina ecc.. partito non appena anche il progetto Polimea, tenuto a bagnomaria per anni, per misteriosi motivi è stato abbandonato.
Neppure di fronte a un fallimento che occupa mezza città un'intera classe politica screditata riesce a fare mea culpa e abbandonare la campagna elettorale permanente, unica attività rimastale.
Per sua scelta perchè se da 30 anni campi smantellando lo Stato (in primis il locale), privatizzando di tutto e precarizzando il lavoro, quindi affossando anche il rapporto con gli elettori cui togli possibilità di vita, non ti puoi lamentare di non contare niente.
Esagerazioni? Sarà ma l'unica iniziativa sulla Manifattura riuscita all'intera classe politica è il mantenimento del segreto sui misteriosi acquirenti dei 6000 metri quadrati dello stabile.
Tambellini infatti ha ceduto un pezzo del fabbricato (e il Palazzo Bertolli, ex caserma della Guardia di finanza di Lucca) a pochi giorni dalla fine del mandato a non si sa chi condizionando così i progetti futuri sull'area e il Pardini, ligio alla consegna, ha mantenuto il segreto.
Tutti come un sol uomo a tutela di chi conta. Altro discorso se si tratta di tutelare i cittadini come sempre Tambellini ci ha insegnato impegnando il Comune addirittura in una denuncia ai cittadini prima delle elezioni. Geniale.
Per fortuna ogni tanto chi conta dirada le nebbie della propaganda, dei social, dei post ecc.. e ci spiega come va il mondo e quel che ci attende.
In questo caso è toccato a Lazzareschi cioè l'amministratore delegato del gruppo Sofidel, mica un sindaco, assessore o consigliere comunale qualunque, che con gran magnanimità ci concede anche un plurale "Che Lucca vogliamo tra 10 o 20 anni?" facendo finta di includerci in scelte già fatte da decenni non solo per la Manifattura e in cui i cittadini sono stati coinvolti poco o niente.
"Perché alla fine anche una città", scrive Lazzareschi, "se vogliamo dirla in modo molto semplice, è un prodotto" per cui si fa "una domanda molto semplice: a chi vogliamo “vendere“ Lucca?".
Il Lazzareschi non dice niente di nuovo ma così facendo perlomeno porta schiettezza sul diluvio di prosopopea di Mammini, Cecchini, Vietina ecc.. che in realtà da decenni non fanno altro che "vendere" il prodotto Lucca ma continuano a mascherare ciò ammannendo elevati panegirici e finti scontri ideologici mentre, guarda un pò, il numero dei militanti e dei votanti continua a scendere.
Se vogliamo dirla in modo molto semplice, come dice il Lazzareschi, Lucca da anni a questa parte è stata venduta a una schiera di acquirenti.
In primis i centri commerciali di qualsiasi sigla della galassia (Carrefour, Esselunga, Conad, Lidl, Coop, Eurospin, Penny ecc.. ecc..) con relativo spianamento del verde, interramento e copertura di canali e canaletti, cementificazioni e scavi di parcheggi.
Poi arrivarono le ondate di caldo del 2026 e tutti di corsa alla depavimentazione (scava la trincea, riempi la trincea ecc..) venduta come l'ultima indispensabile moda da quelli che fino a ieri erano cementificatori.A Lucca però lo schema è sempre quello per cui ad esempio in Via Savonarola bisogna a tutti i costi far fuori l'ultimo quadratino verde per realizzare il classico negozio con parcheggio. E anche qui Tambellini pianifica e Pardini realizza.
Il Lazzareschi fra l'altro dice che servono ancora parcheggi: che ne facciamo santità della corona di mega parcheggi realizzata negli anni intorno alle mura? Tutte arene per gli spettacoli?
Potrebbe essere un'idea per attirare nuovi D'Alessandro. Sì perchè poi la città è stata venduta al Summer festival e ai Comics con quali ritorni non si è mai saputo.
Si sa solo che se fossero vere le cifre circolate da mitologici studi universitari ecc.. la Piana di Lucca rivaleggerebbe con Dubai, Qatar ecc..
Sicuramente ritorni per il territorio non ce ne sono stati anche perchè i due eventi mai hanno provato a coinvolgerlo espandendosi (a proposito di ciò che vorremmo per il futuro).
Poi la città è stata venduta alle catene di ogni tipo (perfino rivenditori di caramelle e prodotti alla cannabis) last but not least la Feltrinelli. Sempre Tambellini progetta e Pardini inaugura con la regia di Lucca Crea di cui il Comune è ormai una partecipata in quello che è un altro classico esempio di come la politica si è auto marginalizzata.
Poi la città è stata venduta a Fondazione e IMT, un curioso caso di Stato nello Stato che si muove e si espande a piacimento e fa la sua programmazione culturale, sociale, urbanistica quindi fa politica, anche sostenendo gli interventi degli enti pubblici, senza che i cittadini siano minimamente coinvolti se non come plaudenti utilizzatori.
Da ultimo: visto anche com'è ridotto il territorio a che serve un faraonico centro per le Arti da milioni di euro (oltretutto mentre l'altrettanto faraonico Palazzo Guinigi non è ancora finito). Chi l'ha deciso?
La Fondazione se non altro ha un legame col territorio a differenza di IMT che possiede ormai una bella fetta di città ma nel concreto non porta niente se non il prestigio.
Con la cultura non si mangia diceva quello, ma neanche con il prestigio mentre a città e territorio servono ricerca e ricerca applicata, brevetti, investimenti, posti di lavoro (per tornare a che città vorremmo).
Invece gli allievi di IMT, proprio come gli spettatori del Summer che finito il concerto tornano a casa, partecipano ai loro corsi e se ne vanno a lavorare altrove.
La città infine è stata venduta a studenti e professori di IMT, per cui si costruiscono lindi alloggi e aule mentre scuole pubbliche e impianti sportivi cadono a pezzi e la crisi abitativa dilaga (ancora a proposito di che città vorremmo) anche per la proliferazione di B&B, Air B&B ecc.. destinati ai più numerosi acquirenti della città cioè i turisti per cui si sono realizzate decine di attività mangerecce e di souvenir.
Già in produzione lindi residence per danarosi attempati: vedi l'ex Giorgi che diventerà “Guild Lucca”, una struttura di altissimo livello pensata per la longevità felice degli over 65 e per offrire una terza via rispetto alle soluzioni tradizionali".
Insomma come abbiamo visto Lucca è stata venduta a una schiera di acquirenti tranne che ai cittadini per i quali sono spariti lavoro, negozi, servizi, sostegni e la prospettiva per i rimasti non è rosea perchè Lazzareschi ci fa sapere che Lucca è un prodotto e ha bisogno di parcheggi.
Se è questa la Lucca che vogliono i Lazzareschi tra 10 o 20 anni la conosciamo già fin troppo bene ed è già vecchia e già fallita.
Per costruire qualcosa di nuovo serve innanzitutto un cambiamento culturale, il più difficile da realizzare, cioè che finalmente ci si decida a uscire dalle logiche che riducono perfino una città a "prodotto da vendere".
Una visione che esclude i cittadini (e la politica) e le loro esigenze e immiserisce duemila anni di Storia attraversati da tanti grandi personaggi che sono una delle principali ricchezze di Lucca insieme all'Acqua e alla Natura (altri pilastri della città che vorremmo).
Di quei duemila anni non c'è traccia tanto che si importa il Carnevale da Viareggio e si valorizza solo e sempre Puccini (e pure male) o si organizzano eventi strapaesani alla Rievocando Lucca, un ossimoro in cui una volta l'anno si rievoca quello che viene nascosto o fatto sparire giorno per giorno.
Esattamente come con l'Albo dei luoghi storici del commercio e delle botteghe artigiane di Lucca istituito quando ormai luoghi simili non esistono più.
Servono meno albi e più sostegni e iniziative per gli artigiani così come il modo migliore per rievocare Lucca è insegnare la sua storia nelle scuole e valorizzarla con progetti divulgativi per cittadini e turisti che sia possibile anche riproporre altrove.
Dalle produzioni teatrali ai brevetti: da quanto Lucca non produce qualcosa di proprio e lo diffonde?
Vogliamo crescere i nuovi Barsanti e Matteucci o vogliamo limitarci a rievocarli una volta l'anno?
Lucca ha una Storia bellissima di duemila anni ancora tutta da valorizzare e esportare con decine di collegamenti con l'Europa e il mondo e per questo potrebbe essere un veicolo per internazionalizzare cioè attrarre investitori, commesse, menti e entusiasmi giovani che non restino confinati in belle aule ma portino progetti e lavoro.
Fra l'altro Lucca a pochi chilometri di distanza si ritrova l'aereoporto di Pisa, una delle principali porte di arrivo in Toscana, ma dei rapporti e dei collegamenti con esso non si sente parlare mentre si sono invece persi 30 anni per non completare il raddoppio della Viareggio-Firenze.
Lucca ha Storia e risorse per essere molto di più che un "prodotto da vendere", un paradiso dei parcheggi, un buen ritiro di ricchi attempati o una pittoresca meta di turisti danarosi del Grand Tour 2.0 ma serve coinvolgere i cittadini e che questi si sveglino e riprendano coscienza di sè stessi e del bene pubblico. E così la politica.
Sempre che non sia tardi perchè i Lazzareschi li hanno già impacchettati nel "prodotto da vendere". Accorgersene sarebbe già un primo passo nella direzione del cambiamento.