• 0 commenti
  • 03/09/2026 22:01

Vaiolo delle Scimmie : novità?

Mpox, cosa sta succedendo nel 2026 La mpox, precedentemente chiamata vaiolo delle scimmie, continua a circolare nel mondo. Non siamo però davanti a una nuova situazione paragonabile all'esplosione internazionale del 2022: il virus rimane sotto sorveglianza, mentre l'attenzione delle autorità sanitarie è concentrata soprattutto sulla diffusione del clade I, sulla protezione delle persone più vulnerabili e sull'accesso ai vaccini. L'ultima novità di rilievo è arrivata il 2 settembre 2026, quando l'Organizzazione mondiale della sanità, insieme a Gavi e ai partner dell'International Coordinating Group, ha annunciato l'avvio di una scorta globale di vaccini contro la mpox. Il sistema dovrebbe diventare operativo entro la fine di settembre e permettere ai Paesi di ottenere più rapidamente dosi vaccinali durante nuovi focolai. La decisione nasce anche dall'esperienza del 2022 e del 2024, quando la disponibilità dei vaccini non fu uniforme tra i diversi Paesi. I numeri spiegano perché il problema non sia considerato risolto. Dal gennaio 2022 al 31 luglio 2026, 145 Paesi e territori hanno notificato all'OMS 190.683 casi confermati e 529 decessi. Circa due terzi dei casi segnalati provengono dalla Regione africana dell'OMS. Il virus appartiene al genere Orthopoxvirus e comprende diversi cladi. Attualmente vengono distinti clade I, con i sottocladi Ia e Ib, e clade II, con IIa e IIb. L'epidemia internazionale iniziata nel 2022 era principalmente legata al clade IIb; negli ultimi anni ha assunto maggiore importanza la circolazione del clade I, soprattutto in alcune aree dell'Africa. La valutazione globale del rischio pubblicata dall'OMS il 24 agosto 2026 continua a considerare la mpox un problema sanitario che richiede sorveglianza internazionale, capacità diagnostica, vaccinazione mirata e interventi rapidi quando compaiono nuovi focolai. In Europa la situazione è particolare. I dati ECDC più recenti, relativi al periodo agosto 2025-luglio 2026, mostrano 1.083 casi di clade I e 888 casi di clade II nell'Unione europea e nello Spazio economico europeo. Nel solo luglio 2026 sono stati registrati 153 casi di clade I e 12 di clade II. Il dato più significativo è la tendenza: il clade I continua a circolare, mentre il clade II è in diminuzione. L'ECDC sottolinea comunque che l'interpretazione dei dati mensili deve essere prudente perché per una parte dei casi manca l'identificazione del clade. Anche l'Italia è coinvolta nella sorveglianza europea. Nell'ultimo rapporto ECDC disponibile, relativo ai dodici mesi fino a luglio 2026, l'Italia aveva notificato 79 casi di clade I e 8 di clade II, oltre a casi per i quali il clade non era disponibile. Nel solo luglio risultavano 5 casi di clade I, 1 di clade II e 4 con clade non indicato. Un elemento importante è che la trasmissione europea del clade I non è più spiegata esclusivamente dai viaggi internazionali. L'ECDC documenta infatti trasmissione locale all'interno dell'Europa. Nei dati disponibili per i casi con comportamento sessuale noto, la grande maggioranza appartiene a uomini che hanno rapporti sessuali con uomini: circa l'89% per il clade I e il 91% per il clade II. Questo non significa che la mpox sia una malattia esclusivamente sessuale. Il virus può trasmettersi attraverso contatto stretto con lesioni, secrezioni, materiali contaminati e, in determinate circostanze, attraverso il contatto con animali infetti. I sintomi L'incubazione può variare da 1 a 21 giorni, mentre i sintomi generalmente durano da due a quattro settimane. Il quadro può iniziare con febbre, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari, mal di schiena, mal di gola e linfonodi ingrossati. Il segno più caratteristico è però l'eruzione cutanea. Le lesioni possono iniziare come macchie o papule, trasformarsi in vescicole e pustole e successivamente formare croste che cadono durante la guarigione. Possono essere dolorose o pruriginose. Non è necessariamente presente un rash generalizzato. Alcune persone sviluppano soltanto poche lesioni, anche localizzate nella zona genitale, anale, orale o sul volto. Possono comparire proctite dolorosa, dolore durante la defecazione, difficoltà o dolore a urinare e dolore alla deglutizione. Le complicanze più importanti comprendono sovrainfezioni batteriche delle lesioni, polmonite, disidratazione, malnutrizione, infezioni della cornea con possibile perdita della vista, sepsi, encefalite, miocardite, uretrite e altre complicanze a carico dell'apparato genitale e rettale. Il rischio di malattia grave è maggiore soprattutto nei bambini, nelle persone in gravidanza e negli immunodepressi, comprese le persone con HIV non adeguatamente controllato. Cosa succede in ospedale Una persona con febbre e lesioni sospette non viene automaticamente ricoverata. Il primo obiettivo è stabilire se si tratta realmente di mpox e valutare la gravità. In presenza di un caso sospetto vengono adottate misure di prevenzione e controllo delle infezioni, con isolamento quando indicato e protezione degli operatori sanitari. La diagnosi viene confermata principalmente attraverso la PCR per il DNA del virus, utilizzando soprattutto campioni prelevati direttamente dalle lesioni cutanee. Il semplice esame del sangue non rappresenta il test diagnostico di riferimento. Vengono inoltre considerate diagnosi alternative, perché diverse patologie possono assomigliare alla mpox, tra cui varicella, herpes, sifilide, scabbia e alcune infezioni batteriche cutanee. Quando appropriato vengono valutate anche altre infezioni sessualmente trasmesse e l'HIV. Se il paziente presenta una forma lieve ed è clinicamente stabile, può essere possibile la gestione domiciliare secondo le indicazioni sanitarie. Il ricovero diventa invece più probabile quando sono presenti dolore importante, lesioni estese, disidratazione, difficoltà a mangiare o bere, coinvolgimento oculare, problemi respiratori, complicanze neurologiche, sovrainfezioni, sepsi o condizioni di particolare vulnerabilità. I dati ECDC mostrano che nell'ultimo periodo analizzato è stato ricoverato circa il 12% dei pazienti con clade I e circa l'8% di quelli con clade II per i quali era disponibile l'informazione. L'ECDC precisa però che la presentazione clinica in Europa è stata generalmente lieve, anche tra i pazienti ricoverati. Il trattamento è principalmente di supporto: controllo del dolore e della febbre, idratazione, nutrizione, cura delle lesioni cutanee e prevenzione o trattamento delle sovrainfezioni. Per i pazienti con condizioni particolari o malattia grave possono essere valutate terapie antivirali secondo protocolli e disponibilità locali. Per un operatore sanitario, il percorso pratico è quindi abbastanza chiaro: davanti a un paziente con rash compatibile, febbre o altri sintomi suggestivi e una possibile esposizione, occorre adottare le appropriate precauzioni, valutare il quadro clinico, effettuare la diagnostica prevista e contemporaneamente cercare eventuali segni di gravità. Vaccinazione La vaccinazione rimane uno degli strumenti fondamentali per contenere la malattia. L'OMS raccomanda di concentrare la vaccinazione soprattutto sulle persone con maggiore probabilità di esposizione e sui contatti dei casi. Il vaccino può essere utilizzato anche come profilassi post-esposizione. Quando appropriato, l'OMS indica la somministrazione entro quattro giorni dal contatto per la prevenzione dell'infezione; può essere somministrato fino a 14 giorni se la persona non ha sviluppato sintomi. L'ECDC considera l'aumento della copertura vaccinale una delle misure più importanti per ridurre la diffusione dei due cladi in Europa. Nei casi europei con stato vaccinale noto, tuttavia, circa il 70% dei pazienti risultava non vaccinato con due dosi. La nuova scorta globale di vaccini annunciata dall'OMS rappresenta quindi una novità concreta. Non elimina il virus, ma dovrebbe consentire di reagire più rapidamente quando si verifica un focolaio e di distribuire le dosi in maniera più equa, soprattutto nei Paesi con minore capacità di acquisto. Il quadro attuale La situazione del 2026 può essere riassunta così: mpox continua a circolare, il clade I è ancora presente e mantiene una trasmissione locale in Europa, mentre il clade II mostra una tendenza alla diminuzione. Non ci sono, nei dati ECDC e OMS più recenti, elementi che descrivano una nuova pandemia generalizzata in Europa. Il rischio non è però nullo e rimane maggiore per le persone con esposizione elevata e per alcune categorie vulnerabili. La vera novità del momento è dunque il passaggio da una risposta prevalentemente emergenziale a una strategia più strutturata: sorveglianza continua, sequenziamento dei casi, diagnosi rapida, vaccinazione mirata e disponibilità internazionale di dosi. Fonti: Organizzazione mondiale della sanità (OMS), European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Informazioni epidemiologiche aggiornate al 3 settembre 2026.

Gli altri post della sezione

Dilemma

Porta San Anna. Ma non sar ...