Centro delle Arti Lucca terminato l’allestimento fotografico sui ponteggi
Centro delle Arti Luccate ...

A Lucca il problema della casa sta diventando sempre più preoccupante. Nel 2025, secondo i dati del Sunia Cgil di Lucca in provincia sono stati registrati 233 provvedimenti di sfratto, con un aumento del 24,6% rispetto all’anno precedente.
Ma c’è un aspetto che merita particolare attenzione: non tutti gli sfratti riguardano persone che non pagano l’affitto. Ci sono anche inquilini che hanno sempre rispettato i propri impegni e che, alla scadenza del contratto o in altre situazioni previste dalla legge, rischiano comunque di perdere la propria abitazione.
Per una famiglia, un anziano o una persona con uno stipendio normale, trovare un altro appartamento a prezzi sostenibili può essere ormai un’impresa. Gli affitti sono elevati, le alternative non sempre sono disponibili e trasferirsi significa spesso affrontare spese che non tutti possono permettersi.
A questo si aggiunge il tema degli affitti turistici, che in una città come Lucca merita una riflessione seria. Quando destinare un immobile ai visitatori diventa economicamente più conveniente rispetto a un contratto di lunga durata, il rischio è che diminuiscano le abitazioni disponibili per chi vive e lavora in città tutto l’anno.
Una città non è fatta soltanto di visitatori, strutture ricettive e attività commerciali: è fatta anche di famiglie, lavoratori, pensionati e giovani che hanno bisogno di un posto in cui vivere.
Servono politiche abitative concrete, più alloggi a canone sostenibile e strumenti capaci di favorire gli affitti a lungo termine. E serve soprattutto intervenire prima che una persona si ritrovi con le valigie in mano e nessuna alternativa.
Perché perdere la casa dopo aver pagato regolarmente l’affitto è una prospettiva che dovrebbe far riflettere tutti. Il problema non è essere contro il turismo o contro i proprietari, ma trovare un equilibrio che permetta anche a chi risiede a Lucca di continuare a viverci dignitosamente.
Paro paro alla crisi ventennale intorno al 1880.
Un 'fungo' parassita sociale.
Sembra di osservare il cosiddetto fungo 'bolla del pesco' (Taphrina deformans)...
senza far nulla finisce con la morte del pesco.
Senza far nulla, nel giro dei prossimi vent'anni, il 'fungo' VI distruggerà l'economia e dopo anche la vita (non assisterò all'agonia per questioni anagrafiche).
Mal voluto non fu mai troppo!
La destra difende i proprietari che la maggior parte sono senza scrupoli.
Anonimo - 16/10/2026 13:12Centro delle Arti Luccate ...
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