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  • 04/01/2026 10:11

L'incidente di Crans Montana

Quanto e' accaduto in Svizzera potrebbe essere l'occasione anche per l'Italia, e quindi nel nostro caso per la nostra provincia e citta', di attivare una verifica sui locali dove si organizzano serate danzanti nei dopo cena. Una verifica dell'AGI ha scoperto che il locale svizzero aveva solo una licenza di ristorazione e per quello era in regola. Qui da noi basta fare delle verifiche sulle partite iva dei diversi locali dove si mangia, e poi si balla, e scoprireste lo stesso. La tragedia di Crans Montana e' la dimostrazione che se si balla, almeno i requisiti di sicurezza di una discoteca andrebbero rispettati, visto che tutti gli altri che ci sarebbero sui parcheggi, sull'isolamento acustico, sui servizi igienici vengono disattesi. E' un discorso di sicurezza, rivolto alla amministrazione ed ai gestori, non e' un discorso per bloccare il divertimento dei poveri ragazzi lucchesi, sia chiaro.

I commenti

I locali da ballo hanno regole più stringenti, per esempio sulle uscite di sicurezza. Dai lontani anni '90 è però iniziata la crisi, prima lenta e poi sempre più veloce, dei locali da ballo. La gente passa le serate nei bar e ristoranti e si ammassa lì dentro. In provincia di Lucca i locali da ballo aperti sono ormai pochi e a Lucca città sono tutti ruderi. Nel caso di Crans-Montana quei candelotti lì, che ora verranno certo proibiti, mai e poi mai riuscirebbero ad incendiare un soffitto in legno o in muratura, ma hanno incendiato del materiale che era attaccato sopra le teste dei poveretti che si trovavano alla festa di fine anno. Al di là che non fosse un locale da ballo, per prima cosa gli svizzeri dovranno capire perché un materiale del genere fosse stato considerato sicuro.

Anonimo - 04/01/2026 23:23

Da noi tutti i locali sono chiusi.

Boh - 04/01/2026 14:18

Il flashover è uno dei momenti più pericolosi in un incendio: non è un’esplosione, ma ci va molto vicino per effetti e velocità. In pratica è il punto in cui un incendio “decide” di diventare totale.
All’inizio il fuoco coinvolge solo alcuni materiali: una sedia, una tenda, un angolo della stanza. Il fumo caldo però sale, resta intrappolato sotto il soffitto e comincia a scaldare tutto quello che trova. Pareti, mobili, tende, persino oggetti lontani dalle fiamme iniziano a riscaldarsi e a rilasciare gas infiammabili. A un certo punto la temperatura diventa insostenibile (di solito oltre i 500–600 °C) e quei gas prendono fuoco tutti insieme.
In pochi secondi l’intero ambiente si incendia simultaneamente: pavimento, soffitto, arredi. È il flashover. Prima c’è il fuoco, dopo c’è l’inferno.
I segnali che lo precedono sono subdoli ma riconoscibili: calore improvviso che aumenta, fumo sempre più denso e scuro che scende verso il basso, fiamme che “rotolano” sotto il soffitto, vetri che iniziano a tremare o scurirsi. Quando succede, non c’è tempo di reagire: chi è dentro difficilmente sopravvive.
Per questo, in prevenzione incendi, il flashover è il vero nemico. Non uccide solo per le fiamme, ma per il calore estremo e i gas tossici. È il motivo per cui si dice che in un incendio il fumo è spesso più letale del fuoco e perché entrare in un ambiente chiuso in fiamme senza protezioni non è mai “solo un rischio”, ma una scommessa persa in partenza.
In breve: il flashover è il momento in cui l’incendio smette di essere localizzato e diventa totale. E quando arriva, non avvisa due volte.

Fr. - 04/01/2026 13:59

Spero tanto che qui da noi i controlli siano fatti in modo idoneo, sarebbe da folli non eseguirli secondo legge. Non dubito assolutamente di chi deve eseguirli, non siamo così lascivi in queste importanti questioni.

Anonimo - 04/01/2026 10:53

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