• 1 commenti
  • 05/01/2026 10:39

Crans-Montana: dalla tragedia evitabile alla responsabilità istituzionale. La prevenzione come diritto umano non derogabile

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime il più profondo cordoglio per le quaranta giovani vite spezzate nella tragedia di Crans-Montana e si stringe, con rispetto e partecipazione, alle famiglie delle vittime, ai feriti e alle comunità colpite in Italia, in Svizzera e negli altri Paesi coinvolti. In modo particolare, il nostro pensiero va ai giovani cittadini italiani Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini, Riccardo Minghetti e Sofia Prosperi, i cui nomi non possono e non devono essere consegnati a una memoria fugace, ma assunti come monito permanente per le istituzioni e per la società civile.

Il rientro in patria delle salme, organizzato con il concorso dello Stato, e la partecipazione collettiva al lutto nazionale proclamato dalla Confederazione Elvetica rappresentano atti di doverosa vicinanza. Tuttavia, il dolore condiviso non può esaurirsi nella dimensione commemorativa. Le parole che hanno definito quanto accaduto una tragedia evitabile impongono una riflessione pubblica rigorosa, che chiama in causa il concetto stesso di responsabilità istituzionale e di tutela dei diritti fondamentali.

Quando la morte di ragazze e ragazzi, molti dei quali minorenni, è riconducibile a carenze strutturali, a inadeguate misure di sicurezza o a una cultura della prevenzione considerata secondaria, non siamo di fronte a una fatalità imprevedibile. Siamo di fronte a una violazione grave e sistemica del diritto alla vita, alla sicurezza e alla protezione della persona, diritti che non possono essere subordinati a interessi economici, a prassi approssimative o a un’accettazione rassegnata del rischio.

La sicurezza non è un atto burocratico né un adempimento episodico: è un dovere giuridico continuo e una responsabilità etica che riguarda enti pubblici, gestori privati, organi di controllo e decisori politici. In questa prospettiva, la prevenzione non è un’opzione, ma un diritto umano essenziale, la cui mancata attuazione produce conseguenze irreversibili. Ogni giovane vita perduta per negligenza rappresenta un fallimento collettivo che interroga la qualità delle nostre istituzioni e il grado di maturità democratica delle nostre società.

Come Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, riteniamo che questa tragedia debba tradursi in un’assunzione di responsabilità chiara, trasparente e verificabile. È necessario rafforzare le politiche di controllo, vigilanza e sicurezza, ma è altrettanto imprescindibile investire in una solida educazione ai Diritti Umani, alla legalità, alla prevenzione e alla responsabilità civica. La scuola, in quanto luogo di formazione della coscienza democratica, non può limitarsi a trasmettere conoscenze, ma deve contribuire a costruire una cultura della tutela della vita, del rispetto delle regole e della consapevolezza dei rischi.

Il silenzio composto delle commemorazioni, la dignità delle famiglie, la dedizione dei soccorritori, delle forze dell’ordine e del personale sanitario meritano riconoscenza e rispetto. Ma il rispetto più autentico per le vittime si realizza solo attraverso l’azione: nell’accertamento rigoroso delle responsabilità, nella revisione delle procedure, nella prevenzione concreta di nuove tragedie. Ogni ritardo, ogni ambiguità, ogni tentativo di archiviazione simbolica rappresenterebbe un’ulteriore ferita alla memoria dei giovani scomparsi.

Ricordare Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini, Riccardo Minghetti e Sofia Prosperi significa assumere un impegno pubblico e duraturo: fare della tutela della vita umana un principio non negoziabile e della prevenzione una priorità reale. Solo così il dolore potrà trasformarsi in coscienza civile, responsabilità istituzionale e impegno educativo, affinché nessun’altra notte si accenda di fiamme alimentate dall’indifferenza.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

I commenti

Quando sento o leggo "tragedia evitabile", da ingegnere, mi vengono le bolle in tutto il corpo.
Intanto premessa una prece per mortus et morituri.
E meno male che è 'svizzera', ma molto vicino al mar Tirreno.
La faccenda dirimente tutta la faccenda è nei cervelli del "prima" e negli stessi medesimi cervelli del 'dopo'.
Non è neppure questione di polemica, ma è tutta questione di REALTA' dei pensieri e dei conseguenti comportamenti.
Ne ho conosciute diverse per lavoro di persone, in specie, "co' soldi", con il cervello del 'prima' che gli diceva 'Son tutte biscarate!', "Eh, ci son troppe regole, lacci e lacciuoli!", "Siamo in una dittatura dell Stato", "Lo Stato con le regole vuol metter becco da tutte le parti".
Il PRIVATO santo immacolato, il PUBBLICO STATO con le sue 'regole' satana in persona!
La prova provata? In tv poco fa hanno riferito (non so se è realtà) che da quel Comune svizzero, ai commercianti ed ai locali hanno detto 'ma al limite c'è una multa", o meglio tra le righe senza dirlo direttamente, poiché con conseguenze legali certe, FATE UN PO' QUEL CHE VI PARE, assai amato da certi settori, specie nelle elites della società.
Cari bimbi, tantissimi di voi ipocriti lo chiama 'LIBERISMO'!
Liberismo: dottrina economica che sostiene il libero mercato, la libera iniziativa privata e la minima interferenza dello Stato nell'economia. (ns. economia e non solo economia).
E Chi è cagione del suo mal, pianga se stesso.

... - 05/01/2026 11:36

Gli altri post della sezione

Aria di Lucca

Nonostante il fermo delle ...

Siete dei sudicioni

I soldi che lasciano il pa ...